
La Basilicata non è soltanto la terra delle emergenze. Dietro la narrazione di una regione fragile, che perde giovani e servizi, ci sono numeri che raccontano un territorio capace di crescere anche in condizioni di stress. È la tesi del nuovo numero di «Congiunture», il report periodico del Centro Studi Cisl Basilicata «Pensiero Futuro», dedicato al tema della «Basilicata antifragile». Una tesi che poggia su alcuni dati in controtendenza rispetto alle aspettative. Alcuni dati interessanti sono contenuti nel Monitor per la geografia delle fragilità e delle disuguaglianze a cura dell’Osservatorio di Intesa Sanpaolo per il Sociale. Il Monitor prende in considerazione circa 150 variabili, organizzate in 11 domini tematici (ambiente, demografia, istruzione, lavoro, ricchezza e consumi, legalità e sicurezza, economia sociale e capitale relazionale, inclusione sociale, servizi, risorse pubbliche, tessuto economico), comparando i dati a livello provinciale del biennio 2018-2019 con quelli del biennio 2022-2023. Il Monitor parte dalla tesi per cui le fragilità sociali non sono fenomeni isolati o settoriali, ma il risultato di interazioni complesse tra le diverse dimensioni: economiche, sociali, demografiche, ambientali e istituzionali.
Per quanto riguarda il dominio legalità e sicurezza, nella classifica delle prime 15 province, Matera è al primo posto e Potenza al quindicesimo. In particolare, Matera passa da 0,63 a 0,88 e sale di 51 posizioni, mentre Potenza è in alto anche grazie al dato sulla microcriminalità che la colloca al 9° posto. «La Basilicata è quindi l’unica regione ad avere un così buon livello di legalità e sicurezza, indicatore importantissimo per la qualità della vita, fattore abilitante per l’affidabilità di un sistema economico e sociale, ed elemento di attrattività per gli investimenti imprenditoriali», spiega la responsabile del Centro studi della Cisl Basilicata Luana Franchini. Ci sono, tuttavia, anche dei punti deboli. Nella dimensione del capitale umano il dominio demografia è il tema dolente: Potenza è 93ª classificandosi tra le 15 province che fanno peggio (otto posizioni in meno rispetto al biennio 2018-2019 con l’indicatore che passa da 0,42 a 0,38. Fa peggio nel dominio della mortalità non per vecchiaia dove risulta 104ª, «dato su cui occorre intervenire con programmi di prevenzione sanitaria», spiega Franchini, aggiungendo che «si tratta di un fattore che il report colloca al centro delle sfide italiane: denatalità, invecchiamento e calo della popolazione in età lavorativa, per cui Potenza sta anticipando una tendenza dell’intero paese».
Nella dimensione economico-istituzionale, Matera è 94ª per il dominio relativo al tessuto economico, e il suo indicatore è fermo a 0,23; per innovazione è 63ª, internazionalizzazione 82ª, turismo 78ª, tessuto economico 98ª. «Messe insieme queste evidenze – aggiunge Franchini – descrivono un territorio che si rafforza dove contano la coesione, la presenza delle istituzioni e le relazioni di prossimità (tema legalità e sicurezza), e che resta fragile dove pesano le dinamiche demografiche e la struttura produttiva. La Basilicata dispone di un capitale di coesione e legalità che può funzionare da base per affrontare le fragilità economiche e demografiche».
Un secondo aspetto che avvalora una lettura meno rituale della Basilicata arriva da uno studio di Unioncamere e Istituto Tagliacarne sul peso della manifattura nelle province italiane dal 1985 al 2024. Nel 2024 Potenza entra tra le prime venti province per quota di valore aggiunto manifatturiero, al ventesimo posto. L’industria pesa per il 33,2% del valore aggiunto provinciale, i servizi per il 62,4%, l’agricoltura per il 4,4%. Significativo che nella top 20, le province del Sud sono soltanto due: Potenza e Siracusa. Un dato che la responsabile del Centro studi spiega così: «In quarant’anni Potenza ha costruito un sistema manifatturiero di discreta qualità. Da questo dato bisogna partire per rafforzare il sistema industriale manifatturiero attraverso politiche di investimento che devono consolidare filiere ed ecosistemi lucani, ad esempio mediante l’utilizzo dei benefici delle ZES. In questa direzione, l’ottimo dato su legalità e sicurezza della regione Basilicata dovrebbe incoraggiare dinamiche imprenditoriali che potrebbero attecchire in un sistema sano e rassicurante».
Il terzo pilastro di questa visione di «Basilicata antifragile» riguarda il risparmio. Secondo un’elaborazione di Isnec e Withub su dati Banca d’Italia, tra il 2021 e il 2026 i depositi medi pro capite in Italia sono cresciuti del 4,3%, mentre in Basilicata i depositi sono passati da 18.564 euro nel 2021 a 21.195 euro nel 2026, con un aumento del 14,2%. «È una crescita più che tripla rispetto a quella nazionale, che porta i lucani sopra la media italiana e quasi al livello del Nord», osserva Franchini. «Anche questo è un segno di antifragilità del nostro territorio, che
nel corso del tempo, malgrado stress negativi consolidati come invecchiamento, emigrazione e bassa natalità, ha visto crescere un sistema manifatturiero ed ha visto crescere notevolmente il risparmio delle famiglie. Da qui si deve partire, innanzitutto per cambiare la narrazione su questo territorio e poi per investire risorse in politiche industriali e di welfare che incoraggino queste tendenze e le rendano ancora più produttive».
nel corso del tempo, malgrado stress negativi consolidati come invecchiamento, emigrazione e bassa natalità, ha visto crescere un sistema manifatturiero ed ha visto crescere notevolmente il risparmio delle famiglie. Da qui si deve partire, innanzitutto per cambiare la narrazione su questo territorio e poi per investire risorse in politiche industriali e di welfare che incoraggino queste tendenze e le rendano ancora più produttive».
Se i dati indicano una base da cui ripartire, la Cisl Basilicata chiede un cambio di prospettiva: «Per anni abbiamo parlato di resilienza, cioè della capacità di incassare i colpi della crisi demografica, occupazionale e industriale», afferma il segretario generale Vincenzo Cavallo, che auspica un cambio di prospettiva e di approccio. L’obiettivo indicato dal sindacato è un sistema lucano antifragile: non rigido, perché si spezzerebbe, né soltanto resiliente, perché resterebbe identico, ma capace di rafforzarsi di fronte a crisi e cambiamenti: «Serve il coraggio della verità analizzando senza sconti i nostri punti deboli per trasformarli nei pilastri del nostro rilancio».
Per la Cisl lucana la prima emergenza da affrontare è l’inverno demografico, «perché senza le persone non c’è orizzonte», avverte Cavallo. «La regione perde abitanti a ritmo accelerato, soprattutto giovani laureati e residenti delle aree interne. Qui l’indice di vecchiaia è tra i più alti del Mezzogiorno e i servizi arretrano: scuole, sanità territoriale, trasporto pubblico, distributori di carburante, uffici postali e bancari, piccoli negozi. Ne nasce un circolo vizioso tra impoverimento e spopolamento». C’è poi il modello industriale, legato all’automotive di Melfi e all’estrazione di idrocarburi: «La transizione ecologica ed elettrica, se non governata, rischia un impatto occupazionale pesante: meno ore lavorate, ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, precarietà per giovani e donne». A questo si aggiunge un Pil regionale che cresce in modo altalenante, con stime intorno al +0,6-0,7%, condizionato da export industriale e settore estrattivo, e l’arretratezza delle infrastrutture che genera isolamento.
Secondo il segretario della Cisl «un sistema antifragile si costruisce con concertazione, corresponsabilità e dialogo sociale. È il metodo che il sindacato porta all’attenzione della Regione, delle associazioni datoriali, dell’università e degli altri attori sociali. Serve un Patto sociale che metta al centro dell’agenda politica almeno quattro grandi questioni: automotive, energia, contrattazione, welfare. Melfi deve diventare un centro di eccellenza europeo per la mobilità sostenibile, con investimenti in ricerca, riconversione dell’indotto e uso strategico dei fondi di sviluppo e Ccesione e dei fondi europei. Allo stesso tempo, la Basilicata, terra di estrazione, deve diventare un riferimento per le rinnovabili e l’idrogeno verde. Le royalty idriche ed energetiche dovrebbero servire ad abbassare le bollette di famiglie e imprese e a finanziare nuove filiere sostenibili. Serve anche più salario e più welfare contrattuale contro lavoro povero, precariato ed esternalizzazioni al ribasso, applicando la legge sulla partecipazione. E poi bisogno lavorare per fare del welfare territoriale una vera infrastruttura sociale, puntando sulla sanità di prossimità e sulla piena attuazione delle Case di comunità, per alleggerire gli ospedali di Potenza e Matera e garantire cure ad anziani e fragili nelle aree interne», conclude il segretario generale della Cisl lucana.

























